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La storia di
questo territorio ha origini molto antiche, risalenti
addirittura all’XI secolo a.C. con lo stanziamento degli
Elimi nella parte occidentale della Sicilia. Vista Troia
in pericolo e riconoscendo vano ogni tentativo di
salvezza, il principe Elimo ed altri suoi compagni, si
affrettarono a prendere il mare per trovare riparo in
Sicilia. Anche Enea, loro amico, sbarca a Trapani e
poiché non vi era nessuna speranza di ritornare in
patria decise di sistemarsi definitivamente nella zona
di Segesta. Questa regione venne chiamata Elimica e i
suoi popoli assunsero il nome di Elimi. Successivamente,
con la dominazione di Bisanzio (nel 554 d.C.) appare
probabile che questo territorio sia stato ‘abitato’, sia
pure per brevi periodi, da contadini Rùmi (cristiani di
rito orientale) provenienti da Erice.I segni della
presenza Bizantina a Buseto sono ancor oggi evidenti, e
sono evincibili precisamente dalla toponomastica attuale
di alcune contrade che risentono degli antichi nomi
ellenistici. I più significativi esempi sono offerti dal
casale Arcodaci (Archontai) volgarizzato in Scorace;
dalla contrada Badia, dal greco ‘badeia’ (valle).
Durante la dominazione musulmana il territorio di Buseto
fu assegnato ad Erice. Gli Arabi vi favorirono lo
sviluppo dell’agricoltura, dissodando terre incolte e
diminuendo gli ampi spazi boschivi esistenti. Vi
introdussero nuove colture come le arance, i limoni, il
sommacco, il cotone, il gelso, le palme. Il territorio
fu ripartito dal Rais di Tràblàs (Trapani) tra numerosi
proprietari che costruirono nei fondi loro assegnati dei
casali (Rachal). Dopo la cacciata degli Arabi, l’antica
Erice, riacquistava con i Normanni il vecchio prestigio
strategico e militare. Tra gli speciali privilegi
concessi a quanti vi si volessero stabilire e godere
della speciale condizione di “habitatores" di una città
del demanio regio, vi fu la concessione da parte di
Guglielmo il Buono (secondo le norme e le consuetudini
del diritto germanico importato in Sicilia) di vasti
territori in proprietà comune. Storicamente quindi
legato alle vicende del Monte San Giuliano, l’odierna
Erice, sia da vincoli 1amministrativi, economici e
socio-culturali, il Comune di Buseto Palizzolo, prende
il suo primo nome “Casale Busith” dalla probabile
volgarizzazione del termine arabo “basita” ovvero
“terra”, da quanto risulta nel “Privilegium Concessionis
Territorii Excelsae Civitatis Montis Sancte Juliani”,
diploma di assegnazione perpetua di un vasto territorio
concesso dall’Imperatore Federico II di Svevia
all’Università di Monte S. Giuliano, nel 1241. Il
territorio appartenente all’Università di Monte S.
Giuliano veniva così suddiviso in 14 casali, fra cui
Casale Busith (Buseto). Gli “habitatores” del monte,
ovvero, gli abitanti della vetta, con gradualità,
tornarono a dissodare quelle terre considerate di
nessuno, “res nullius”. Preferirono però risiedere sul
monte dove si sentivano più sicuri da insidie o forme di
violenza piratesca e da dove si spostavano verso il
lavoro dei campi solamente per i tempi necessari per la
cura delle coltivazioni ed il raccolto. I casali si
trasformarono in feudi, all’interno dei quali sorsero le
“parecchiate”, ovvero estensioni di terreno sottratto al
pascolo, in cui veniva avviata la coltivazione del
grano, della vite e dell’ulivo. Nel XVII secolo i
contratti di affitto delle parecchiate furono
trasformati in enfiteusi ventennale ed in seguito in
enfiteusi perpetua.Nelle parecchiate si iniziò la
costruzione dei “bagli”, simili a fortilizi di grande
interesse architettonico, veri capolavori dell’edilizia
artigianale-rurale. Il termine dialettale “bagghiu”,
trae origine dall’arabo “bahal” che vuol dire cortile.
La loro funzione fu quella di poter meglio coordinare
l’andamento dei lavori dei campi, ricovero e protezione
per armenti, forniti di ogni tipo di comodità rurale
abitativa, sia per i proprietari che per i lavoranti
della terra.Il territorio di Buseto ebbe un ruolo
primario nell’attività agricola e nell’economia, perché
qui si estendono le migliori terre produttive della
Università montese. Il primo elenco completo delle
parecchiate risale al 1615: nel territorio
dell’Università di M. S. Giuliano risultano
complessivamente 77 parecchiate, di cui ben 37 ricadono
nel territorio di Buseto. Per il numero e l’estensione
di esse, Busiti è al primo posto. È questo il motivo che
spinge molte famiglie patrizie montesi a diventare
“parecchiatori” di queste terre, famiglie che
successivamente vediamo primeggiare ed emergere nella
vita sociale ed economica di M. S. Giuliano e nel
governo della città e del territorio, come gli Scuderi,
i Palma e i Palizzolo.Nel 1629 una grave epidemia di
peste, funestò la città di M. S. Giuliano, e
l’Università che non versava in floride condizioni
finanziarie, per far fronte alle enormi spese
occorrenti, vendette larga parte dell’attualeterritorio
di Buseto Palizzolo. Nel 1750 questo territorio
risultava completamente sottratto al Demanio. Condizione
differente da quella verificatasi nei territori
anch’essi demaniali, di S. Vito Lo Capo e Custonaci,
dove le terre di queste zone vennero suddivise in
appezzamenti, ed assegnate dai giurati ai contadini che
ne facevano richiesta con l’obbligo di costruire la
propria abitazione attorno alla chiesa del Santuario.
Ebbe inizio così la prima forma di urbanizzazione di
questi centri. A “Buseto Palizzolo”, invece, punto
cardine dello sviluppo agricolo-urbanistico restano le “parecchiate”.
Per quanto attiene la denominazione “Buseto Palizzolo”,
si presume che “Palizzolo” derivi dal cognome di una
famiglia patrizia di origini normanna, presente sul
Monte S. Giuliano già dal 1400. Un certo Giovanni Pietro
Palizzolo, fu eletto, infatti, nel 1456 Castellano di M.
S. Giuliano da Re Alfonso d’Aragona. I discendenti
successivi non risultano fra i conduttori di parecchiate,
ma si dedicarono principalmente alla molto più lucrosa
attività di gestori degli appalti dei “feudi” per il
pascolo e l’allevamento di armenti. Rivestirono pertanto
cariche sociali di grande prestigio, come senatori,
capitani, giurati, giudici criminali e d’appello,
sindaci ecc. Molte parecchiate del territorio di
“busith” rimasero di loro proprietà per diversi secoli,
è probabile pertanto che l’aggiunta di “Palizzolo”
all’originario “Busiti” sia dovuto a questo, come si
riscontra in molti documenti degli antichi archivi di
M.S. Giuliano, con la menzione di “Casale busiti dei
Palizzolo”. Nei primi decenni del 1800 inizia un
processo di spopolamento di Erice. Fu con la riforma
costituzionale del 1812, che abolì il sistema feudale, e
la conseguente censuazione ed enfiteusi delle
parecchiate e dei beni rurali ecclesiastici, che il
territorio di Buseto iniziò ad essere popolato. Per
quasi tutto il secolo XIX i territori maggiormente
popolati saranno però gli ex possedimenti di chiese e
monasteri di Trapani e Monte San Giuliano, mentre nelle
parecchiate, divenute sempre più estese, alla grande
proprietà terriera dell’aristocrazia si andò sostituendo
la proprietà fondiaria della nobiltà di provincia.
Finite ormai le antiche scorrerie dei briganti i nuovi
proprietari, provenienti in maggior numero da Monte San
Giuliano ma anche da altri centri della Sicilia
occidentale, iniziarono a costruire i propri nuclei
abitativi posti al centro del podere, sparsi per il
territorio accanto a sorgenti d'acqua, lungo le
direttrici di antiche mulattiere che collegavano pozzi,
abbeveratoi, bagli. La popolazione si concentrò a valle
lungo i percorsi viari più importanti. Buseto cominciò a
popolarsi con lenta gradualità in piccoli agglomerati ma
per lo più in case sparse nella ridente campagna. Questa
crescita demografica delle frazioni crea degli scompensi
inevitabili nella vita amministrativa del vastissimo
comune di Monte S. Giuliano. Le esigenze dei nuovi
agglomerati sono tantissime mancano le infrastrutture
primarie. Sorge il malcontento delle popolazioni, la
tensione tra campagna e città si va sempre più acuendo,
soprattutto nella popolazione busetana che, considerato
lo stato di totale abbandono in cui versa il territorio,
ravvisa la necessità di chiedere l’autonomia
amministrativa.
Comune di Buseto Palizzolo V. Trapani 1 - 91012 Buseto
Palizzolo ( TP ) Tel. 0923/852200 - Fax 0923/851088
fonte
http://www.comunebusetopalizzolo.it/cenni02.asp
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